top of page
onde.png
Logo Erica & 3 Zampe.png

AGGRESSIVITÀ

L ́aggresivita e ́ una dote naturale che riguarda la tendenza alla minaccia, autoaffermazione, attacco verso una preda o un avversario.

Presente sia negli animali selvatici che in quelli domestici e risulta uno dei problemi comportamentali più comuni.

Le vittime di aggressività non sono solo altri cani, aggressività intraspecifica, ma anche animali di specie diverse, compreso l’uomo, aggressività interspecifica.

Si tratta di un fenomeno complesso che può avere numerose cause; si possono inizialmente distinguere due cause, aggressività da causa organica e non organica. Aggressività da causa organica comprende sia quella causata dal dolore, quella che si sviluppa in uno stato patologico come neoplasia, ipossia celebrale oppure ipotiroidismo. L’aggressività da causa non organica costituisce la percentuale maggiore, circa l ́80-85 % e comprende numerose tipologie:

Aggressività da dominanza o competitiva, cani che dominano i padroni, ringhiano se spostati sul divano, se si cerca di sottratti un osso o un gioco, a volte se sgridati, decidono loro quando giocare e quando smettere, non sopportano di essere sollevati, il cane mostra coda alta, orecchie dritte, corpo rigido e sguardo fisso.

Intraspecifica tra cani e intra sessuale, tra cani dello stesso sesso, cani di sesso maschile aggressivi verso i cani maschi.

Predatoria, verso prede vere e proprie oppure verso persone-oggetti in movimento. Talvolta l ́aggresivita verso i bambini rientra in questa categoria, essendo i bambini individuati come reda in movimento.

Protettiva, aggressività per proteggere il proprio padrone.

Territoriale, per proteggere quello che il cane reputa il proprio territorio, va tenuto presente che il cane può percepire territorio di sua proprietà non solo la casa, ma anche un altro palazzo o i giardini pubblici dove generalmente viene portato.

Aggresivita da paura, purtroppo spesso sottovalutata, in realtà molti cani sono aggressivi solo per difesa e per paura.

Dopo l ́aggresivita da dominanza, quella da paura e ́ la forma più frequente, non e ́ sessualmente dimorfica, si presenta cioè in ugual percentuale nei soggetti di sesso maschile e femminile.

La paura puo essere una condizione normale quando il soggetto si trova in situazioni sconosciute o pericolose, oppure quando il soggetto ricorda esperienze negative passate, e ́ patologica se presente in situazioni normali.

Essa si manifesta infatti quando il cane e ́ spaventato, indipendentemente dal fatto che si sia verificato un evento che possa giustificare il suo comportamento, può presentarsi anche senza minacce evidenti.

L ́agressivita da paura e ́ causata da numerosi fattori che spesso si verificano in concomitanza, la tendenza a sviluppare paura verso situazioni nuove o di fronte a persone estranee e ́ in una buona parte dovuta a fattori generici.

Numerosi studi dimostrano che la paura e ́ uno dei caratteri comportamentali che maggiormente può essere ereditato, e ́ frequente riscontare comportamenti di paura nei soggetti appartenenti alle stesse linee genetiche.


Altri studi mostrano come la maturazione sociale e le modificazioni comportamentali che accompagnano il cucciolo durante la crescita siano fattori che vanno di pari passo con lo sviluppo delle paure e delle aggressività.

Aggressività da paura puo essere il risultato di una scorretta socializzazione o di un relativo solamente dell’animale durante il periodo sensibile, che si estende dalla terza alla dodicesima settimana.

Importante e ́ tenere presente che la mancanza di contatto con persone e animali non implica necessariamente che il soggetto mostrerà problemi di paura e, o aggressiva, anche se ciò costituisce un importate fattore di rischio.

Dimostrato che i cuccioli di determinate razze sono più sensibili agli effetti di una scorretta socializzazione, mettendo cosi ulteriormente in evidenza come i fattori genetici e le esperienze delle prime settimane di vita dell’animale possano condizionare lo sviluppo dell ́aggresivita da paura.

Altro aspetto da tener presente e ́ che i problemi di socializzazione inadeguata possono limitarsi ad una determinata tipologia di persone, in altre parole e ́ possibile che un cane sia ben socializzato nei confronti degli adulti e diversamente non lo sia nei confronti dei bambini, handicappati o persone con odori o atteggiamenti particolari a causa di non esserne venuto a contatto nel periodo sensibile.

Questo pero ́, non e ́ il caso che mi rappresenta, in quanto il mio cucciolo esprimeva aggressività da esperienza traumatica, sviluppava paura ogni volta che si trovava davanti ad un’esperienza simile a quella sgradevole vissuta in precedenza, l ́aggresivita da paura può essere l’unica risposta che l’animale ha imparato a mettere in atto.

La diagnosi di aggressività nel cane e ́ basata su tre criteri clinici: il bersaglio ed il contesto in cui si verificano le aggressioni, la postura dell’animale durante gli episodi, la sequenza di fasi che normalmente identificano le aggressioni.

Solitamente il cane dimostra aggressività da paura verso animalo e persone sconosciute che, dal suo punto di vista, possono rappresentare u elemento di pericolo.

La postura e ́ facilmente riconoscibile, i segni iniziali includono il tentativo di fuga e l ́indietreggiamento dal fattore scatenante.

Il soggetto infatti, vuole evitare il contatto il più possibile con la persona o l’animale che si e ́ avvicinato a lui, la coda e ́ nascosta tra le zampe posteriori, cercando di limitare il più possibile la propagazione dei suoi odor, dorso e testa tenuti bassi, vicino al suolo, le orecchie posizionate indietro ed attaccate al cranio, le labbra sono retratte prima orizzontalmente poi verticalmente ed, in ultimo, il pelo al garrese può essere alzato. L’animale al principio ringhia, aumenta poi le vocalizzazioni che si fanno più intense e di volume più alto ed associa eventuali tentativi di morso e pizzicare.

Questi comportmentamenti patologici sono in contrasto con un cane sano, che impaurito si sottomette, tiene la coda tra le zampe, espone il collo e l’addome ed eventualmente menziona, ma non mostra segni vocali o fisici di aggressività.

La sequenza della fase di aggressione può essere suddivisa in tre fasi, intimidatoria, consumatori e conclusiva.

La sequenza non sempre risulta lineare, analizzando gli attacchi dal soggetto si possono individuare differenze variabili a seconda del tipo

di aggressività.

Nel mio caso, era un evidente stato di aggressività da paura, durante la fase intimidatoria abbaia e ringhia indietreggiando, anziché avanzare, comunicandomi che non vuole esser avvicinato.

L ́attacco puo essere sferrato in modo furtivo, senza mantenere a lungo il morso e scappando il pii presto possibile, difficilmente aggredisce alle spalle.

La prognosi dell ́aggressivita da paura e ́ variabile e dipende in particolar modo dalla causa del problema, generalmente i problemi che hanno origine da un trauma hanno una prognosi migliore rispetto ad una mancata socializzazione.

I rinforzi negativi e positivi che lß animale ha avuto durante e successivamente agli attacchi di aggressività svolgono un ruolo molto importante, l’animale con un maggior condizionamento avrà più difficolta nel dimenticare o desensibilizzarsi nei conflitti delle esperienze negative.

Personalmente dovetti trattare il comportamento di Balto, il mio animale, con un programma di addestramento, un programma di desensibilizzazione e controcondizionamento senza la somministrazione di farmaci, la castrazione nel suo caso non avrebbe avuto nessun risultato psiche non si trattava di aggressività da dominanza o intraspecifica.

Il programma includeva prima di tutto una serie di esercizi di obbedienza in modo da assicurarsi un buon controllo sull’animale, e ́ importante essere in grado di impedire che si verifichino episodi spiacevoli.

Una volta raggiunto l’obiettivo bisogna esporre in modo graduale il soggetto alle situazioni che possono scatenare paura, nel mio caso, mano mano dovette esporre Balto a situazioni di gruppo con estraneo o persone poche conosciute.

ESPOSIZIONE ALLA PAURA

Esponendolo ad una possibile situazione di paura e ́ necessario saper leggere i linguaggi del corpo per evitare che questo dia inizio ad un episodio di aggressività.

Il controllo dell’aggressività del cane da parte del padrone può essere raggiunto mediante un ordine relativamente semplice, come il ́ ́seduto ́ ́al quale l’animale ha imparato ad ubbidire durante il precedente periodo di addestramento.

Il cane deve associare a questo comando, seguito dal suo comportamento corretto, un evento positivo, pertanto quando il cane ubbidisce al comando e non manifesta un comportamento aggressivo, bisogna ricompensarlo con carezze, messaggi vocali o con un premio molto ambito dell’animale.

Si tratta di un processo di desensibilizzazione che deve svolgersi in modo graduale, durane le prime sessioni l’animale deve essere tenuto ad una distanza relativamente grande dall’elemento che scatena l ́aggressivita riducendo, poi progressivamente le distanze in base a come il cane risponde.

Durante questo lavoro bisogna sempre evitare di esporre il soggetto a stimoli intensi, che possono scatenare paure diffcilmente controllabili, se il cane e ́ potenzialmente pericoloso e ́ consigliabile usare metodi contenitivo come la museruola.

Per fargli associare i momenti di addestramento a situazioni piacevoli e ́ utile usare rinforzi positivinel momento in cui ubbidisce, in questo modo successivamente alla desensibilizzazione si potrà realizzare il controcondizionamento.

Il cane imparerà ad associare il gioco con il padrone e la ricompensa ambita con quelle situazioni che precedentemente davano ordini ad episodi negativi.

Nel caso in cui non ubbidisca ai comandi del proprietario, perché troppo ricettivo verso lo stimolo scatenante la paura, bisogna allontanare il cane finche non si sente di nuovo al sicuro, senza usare correzioni fisiche che aggraverebbero la situazione aumentando la paura che già presenta.

Non si deve mai mettere alle strette un animale con aggressività perché passera alla fase successiva, l ́attacco.


Problemi comportamentali particolarmente complessi e radicati spesso di rivelano estremante difficili da trattare mediante tecniche di modificazioni comportamentali, nel caso la paura fosse molto intensa, una terapia farmacologica di supporto può risultare efficace e potrebbe accelerare i programmi di trattamento che risulterebbero molto lunghi o inefficaci.

Molto utile, in ogni caso e ́ rivolgersi ad un veterinario comportamentalista.

Il veterinario comportamentalista e ́ un medico specializzato che si occupa di comprendere prevenire e curare disturbi legati al comportamento negli animali di affezione, il suo ruolo e ́ pertanto quello di armonizzare la relazione tra l’animale e il sistema famigliare favorendo la comprensione reciproca.




 
 
 

1 commento


Tregghy
Tregghy
30 nov 2025

super utile ed interessante!

Mi piace
bottom of page