
OLTRE L’ODORE:LA DECOMPOSIZIONE UMANA TRA CHIMICA E ETICA
- Erica Vecellio

- 11 apr
- Tempo di lettura: 4 min
L'olfatto rappresenta uno dei sistemi sensoriali più antichi e conservati dal punto di
vista filogenetico, svolgendo un ruolo fondamentale nei processi di sopravvivenza
ed evoluzione della specie.
La capacità di rilevare molecole chimiche volatili presenti nell'ambiente ha
costituito fin dalle prime fasi dell'evoluzione, un vantaggio adattivo determinante
per numerosi organismi.
Nei vertebrati, e in particolare nei mammiferi, il sistema olfattivo è strettamente
correlato a funzione essenziali per la sopravvivenza individuale e per il successo
riproduttivo.
Attraverso l'olfatto gli organismi sono in grado di individuare fonti alimentari,
riconoscere segnali di pericolo, evitare predatori e identificare conspecifici.
Inoltre, la percezione di segnali chimici specifici come i ferormoni consente la
regolazione di comportamenti sociali e riproduttivi, contribuendo alla
conservazione della specie.
Dal punto di vista evolutivo il sistema olfattivo ha subito processi di
specializzazione e adattamento in relazione alle esigenze ecologiche delle diverse
specie.
In alcuni organismi definiti macrosmatici (Canis lupus familiaris, ursus arctos, rattus
norvegicus), l'olfatto rappresenta il senso predominante caratterizzato da
un'elevata densità di recettori olfattivi e da una notevole capacità di
discriminazione degli stimoli chimici.
In altri come l'essere umano, si osserva invece una riduzione relativa
dell'importanza dell'olfatto rispetto ad altri sistemi sensoriali, pur mantenendo un
ruolo significativo nella percezione ambientale e nei processi cognitivi ed emotivi.
L'olfatto non si limita dunque ad una funzione percettiva, ma si configura come un
sistema complesso in grado di integrare informazioni chimiche e tradurle in
risposte comportamentali adattive.Tale capacità ha contribuito in maniera sostanziale alla sopravvivenza della specie
nel corso dell'evoluzione, rendendo il sistema olfattivo uno degli strumenti biologici
più efficaci per l'interazione con l’ambiente.
La capacità di percepire e discriminare i segnali chimici nell'ambiente ha un
significato adattivo particolarmente rilevante anche in relazione a processi di
decomposizione della materia organica.
Nel corso dell'evoluzione numerose speci hanno sviluppato la capacità di
riconoscere gli odori derivanti dalla degradazione dei tessuti biologici, utilizzandoli
come indicatori ambientali utili per la sopravvivenza.
La decomposizione rappresenta un processo biochimico e microbiologico
attraverso la quale le molecole complesse dei tessuti viventi vengono
progressivamente trasformate in composti più semplici.
Tale trasformazione è mediata principalmente dall'attività enzimatica endogena e
dal metabolismo di microrganismi, i quali producono una vasta gamma di sostanze
volatili.Queste molecole disperdendosi nell’ambiente generano un segnale
odoroso caratteristico e riconoscibile.
Dal punto di vista evolutivo, la capacità di identificare questi odori ha assunto un
valore funzionale differente a seconda della nicchia ecologica della specie.
Per alcuni organismi gli odori della decomposizione rappresentano una fonte di
attrazione in quanto indicano la presenza di risorse alimentari.
Per altri costituiscono invece un segnale di potenziale pericolo associato alla
presenza di patogeni o di condizioni ambientali sfavorevoli.
La riconoscibilità degli odori della decomposizione è legata alla relativa costanza di
alcune molecole prodotte durante i processi degradativi.
Nonostante la variabilità dovuta a fattori ambientali esistono pattern chimici
ricorrenti che rendono questi segnali distinguibili da altri stimoli odorosi presenti
negli ambienti.
Tale prevedibilità ha permesso, nel corso dell’evoluzione, lo sviluppo di sistemi
olfattivi in grado di rilevare e interpretare in modo efficace queste informazioni.
In questo senso, gli odori della decomposizione possono essere considerati non
solo come sottoprodotti del decadimento biologico ma come segnali chimici dotati.
di significato ecologico, la cui percezione ha contribuito all'adattamento e alla
sopravvivenza di numerose specie.
Alla luce del ruolo evolutivo dell'olfatto e della rilevanza dei segnali chimici
derivanti dalla decomposizione, il cane domestico (Canis Lupus Familiaris)
rappresenta un modello biologico molto interessante per lo studio e l'applicazione
del rilevamento olfattivo. Si tratta di una specie macrosmatica per eccellenza.
Il cane possiede un sistema olfattivo altamente specializzato, sviluppandosi nel
corso dell'evoluzione per garantire un’efficace interazione con l’ambiente.
Tale sistema è caratterizzato da un'elevata densità di recettori olfattivi, da una
struttura anatomica complessa delle cavità nasali e da un significativo sviluppo
delle aree cerebrali deputate all'elaborazione degli stimoli odorosi.
Queste caratteristiche conferiscono al cane capacità straordinarie di rilevare e
discriminare molecole volatili presenti anche se in concentrazioni estremamente
basse e di riconoscere pattern odorosi complessi.
In termini funzionali, ciò si traduce nella possibilità di identificare specifiche firme
chimiche all'interno di ambienti caratterizzati da un'elevata variabilità e una elevata
presenza di stimoli interferenti.
In ambito applicativo, queste capacità hanno reso il cane uno strumento biologico
di rilevamento altamente efficace, impiegato in diversi contesti operativi.
A differenza dei sistemi tecnologici il cane è in grado di integrare rapidamente
informazioni olfattive complesse, adattandosi dinamicamente alle condizioni
ambientali e mantenendo elevate prestazioni anche in scenari non controllati e
complessi.
L'utilizzo del cane come rilevatore naturale di segnali chimici rappresenta un
esempio significativo di applicazione delle capacità sensoriali sviluppate nel corso
dell’evoluzione, evidenziando il potenziale di questo animale come strumento di
indagine in contesti scientifici e operativi.
Questa applicazione operativa trova la propria base nei processi biologici alla base
della decomposizione, dai quali hanno origine i segnali chimici rilevati.
La decomposizione cadaverica può essere definita in termini biologici come
l'insieme dei processi chimici, enzimatici e microbiologici che conducono alla
progressiva degradazione dei tessuti di un organismo dopo la morte.
Tale fenomeno determina la trasformazione dei componenti biologici complessi in
molecole più semplici, fino alla completa disintegrazione delle strutture organiche.
A seguito della morte, la cessazione delle funzioni vitali comporta l'interruzione
dell’omeostasi cellulare e dei meccanismi di regolazione metabolica.
In assenza di apporto di ossigeno e di energia le cellule perdono la capacità di
mantenere l'integrità delle membrane e di controllare i processi biochimici interni
dando così, inizio a una serie di reazioni spontanee.






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